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I HAVE A DREAM

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VERBATIM

di Alessandra Daniele da CarmillaonLine

landiniLandini – Renzi deve rendersi conto che oggi il consenso di chi lavora, delle persone oneste in questo paese, lui non ce l’ha.
Titolo: “Landini insulta la maggioranza degli italiani accusandoli d’essere ladri e fancazzisti”.
Landini – Non è quello che intendevo, mi dispiace di non essere stato chiaro.
Titolo: “Landini si scusa ipocritamente d’aver sputato in faccia a milioni di italiani, ma ormai è troppo tardi per rimediare all’offesa”.
Landini – Per la verità siete stati voi a esagerare il senso delle mie parole…
Titolo: “Landini attacca la libertà di stampa. Fermatelo prima che sia troppo tardi”.

Renzi – Chi più spende, meno spende.
Titolo: “Renzi escogita una soluzione geniale e tempestiva alla crisi economica, che rilancerà i consumi e creerà milioni di posti di lavoro”.
Renzi – Non esiste più la mezza stagione.
Titolo: “Renzi elabora una soluzione geniale e innovativa al Global Warming. L’ONU gli tributa una standing ovation”.
Renzi – Meglio un uovo oggi, che una gallina domani.
Titolo: “Renzi accelera le riforme per il bene del paese e dichiara: non mi lascerò frenare dalla palude dei gattopardi dei gufi e dei canguri, cambieremo l’Italia!”
Landini – Ma non ha detto niente…
Titolo: “Violento e immotivato attacco al governo da parte di Landini, che strumentalizza le sofferenze dei lavoratori per le sue inconfessabili mire politiche. Fermatelo prima che sia troppo tardi”.

Salvini – Basta negri!
Titolo: “Acuta e raffinata manovra politica di Salvini, che si dimostra l’unico esponente dell’opposizione capace di intercettare il disagio sociale”.
Salvini – Basta negri!!
Titolo: “Sagace ed elaborata tattica politica di Salvini, che si rivela l’unico leader possibile per il centrodestra”.
Salvini – Basta negri!!!
Titolo: “Astuta e sofisticata strategia politica di Salvini, che si conferma l’unico avversario credibile per Renzi”.
Landini – Ma ha detto solo ”basta negri”.
Titolo: “Aiuto, Landini mi segue! Sta cercando di uccidermi, fermatelo prima che sia troppo tardi!”

GOOGLE GLASS

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Il 19 Novembre nel cuore di Tor Sapienza, si è svolto un evento importante, fuori dai riflettori dei media. A piazza de Cupis, oltre 300 persone hanno partecipato a un’assemblea per discutere di quanto accaduto nei giorni scorsi nel quartiere.

Molti i residenti storici e le realtà sociali e culturali della zona. Il titolo dell’assemblea “Di chi è la colpa?” è stato il filo conduttore dei molti interventi, che possono essere riassunti nella frase pronunciata da un abitante di via Morandi: “la rivolta è comprensibile, ma l’obiettivo terribilmente sbagliato. Bisognava andare al Comune e dalle istituzioni, non prendersela con i rifugiati”.

Nel corso della discussione sono emersi elementi molto importanti per comprendere le complesse dinamiche che si agitano anche in questa parte di Roma. È stato denunciato il progressivo abbandono da parte delle istituzioni, tornate in questa periferia solo a danno già fatto. Si è parlato molto della mancanza di servizi, dal trasporto all’illuminazione, e dei tagli alla spesa sociale e alla cultura, che hanno colpito in maniera feroce le numerose realtà attive nel promuovere i diritti sociali di tutti e un modello di convivenza opposto allo scontro tra poveri.
Sono stati nominati e accusati i veri responsabili del disagio della popolazione: crisi, precarietà, disoccupazione, assenza di futuro. Non sono mancate le denunce contro le strumentalizzazioni dei “fascio-leghisti” piombati a Tor Sapienza per raccogliere voti, dopo aver insultato per 20 anni il quartiere e la città al grido di “Roma ladrona”. Non sono mancate le accuse contro il sistema di accoglienza italiano e le cooperative che lo gestiscono: il problema sono i centri stessi, che finiscono per diventare luoghi di esclusione e marginalità, mentre l’alternativa è l’accoglienza diffusa, capace di garantire l’inserimento sociale e lavorativo di chi fugge da guerre o problemi economici. Un altro punto toccato da diversi interventi è stato quello relativo al campo rom di via Salviati: chi lo ha visto nascere e crescere (è presente da più di 20 anni) ha accusato le amministrazioni comunali di centro-destra e di centro-sinistra dell’abbandono di un luogo che inizialmente funzionava bene.

Infine, diversi interventi di residenti storici del quartiere hanno raccontato le sue origini popolari, e di lotta. Un’abitante di via Morandi ha raccontato le occupazioni di chi fuggiva dagli scantinati del Quarticciolo per prendersi una casa degna. Di chi, magari venuto a Roma da altre regioni, era stato fino ad allora costretto a vivere in una delle oltre centomila baracche che quasi dappertutto erano sorte in città. Altri hanno rievocato le lotte operaie dei lavoratori della fabbrica Peroni.
L’esponente di un’associazione, tirando un filo tra i diversi episodi di razzismo avvenuti negli ultimi mesi a Roma, ha ricordato che l’ingresso di Corcolle, quand’era ancora un “borghetto” era segnato dalla targa dell’Unità, con annessa falce e martello. Questo per dire che oltre alle accuse e alle rivendicazioni nei confronti delle istituzioni, un altro tema dell’assemblea è stato la necessità di riprendere l’organizzazione di base in questo quadrante di Roma, per non lasciare spazio a chi vuole cavalcare il malcontento per ragioni elettorali e per dividere i vecchi e i nuovi residenti, portandoli a uno scontro fratricida.

Il prossimo appuntamento sarà un’assemblea pubblica in via Morandi, proposta per il 25 novembre. Nel pomeriggio davanti al Centro Culturale.

 

DinamoPress

eternit-FILEminimizerQuanto fa male l’ingiustizia sull’Eternit

di Alberto Prunetti – L’Internazionale

La sentenza di prescrizione sul caso Eternit è l’ultimo passaggio di una lunga vicenda giuridica e umana. Alberto Prunetti ha dedicato a questa storia un libro e molti articoli. Qui per esempio racconta come si era arrivati al secondo grado. Qui c’è un’intervista a Paolo Liedholm, il nipote del vecchio Nils. Che c’entra col caso Eternit? C’entra.

“Siete quelli dell’amianto? Andate al Palazzaccio domattina? In bocca al lupo, allora”.

Ci avevano avvertito, i romani.

“In bocca al lupo”. Da prendere come augurio di buona sorte ma forse anche alla lettera, come pericolo di fronte al potere intimidatorio della giustizia.

Ci avevano avvertiti ma il lupo ci ha mostrato i denti mentre la giustizia, che abita un palazzo simile a un labirinto, si faceva vedere da lontano e poi scompariva subito.

Impressionandoci. Noi, figli di operai, abituati a calpestare umili pavimenti. Vedove di lavoratori, mondine diventate casalinghe e poi vedove trasformate da un destino amaro in attiviste. Signore anziane, con le stesse rughe delle Madres de Plaza de Mayo, lo stesso dolore in petto e la stessa ansia di giustizia. Quella giustizia che ha fatto capolino e poi è sparita subito, “in bocca al lupo”, in qualche corridoio bordato di marmo.

Il cuore si placava solo uscendo dal palazzo, quando trovavi i brasiliani, arrivati per aprire una vertenza nel loro paese; gli inglesi, che a Manchester registrano sei casi di mesotelioma alla settimana e hanno le scuole infestate di amianto; e poi i francesi, i belgi, gli olandesi e anche due giapponesi e un argentino. Tutti familiari di vittime dell’amianto, di quella formidabile macchina di ricchezza e morte che dispensa ai ricchi la prima e il resto ai poveri.

Una sentenza pre-scritta. Peccato che prescrivendo la sentenza hanno condannato noi. Condannati a una memoria senza giustizia, alla derisione del potente, alla beffa della Dea cieca con la bilancia in mano. Al lavoro di Sisifo di tornare a scrivere le nostre storie, la nostre ingiustizie, ogni volta da capo, col fegato che si fa amaro.

La sentenza è prescritta ma anche domani a Casale qualcuno si sveglierà con un colpo di tosse e il dolore ai reni. Qualcuno sputerà e un altro morirà, dopo aver distribuito un volantino contro la polvere, come si fa da quelle parti, con dignità e gli occhi lucidi. Gli stessi occhi lucidi di chi stava accanto a me al processo, ascoltando la sentenza. Sentenza prescritta. Non assolto, il reato c’è. Ma prescritto. Anche se ne ho visti che in secondo grado a Torino volantinavano contro l’Eternit e non sono riusciti a arrivare vivi, ieri, in Cassazione.

20141120-eternit-655x436Si può prescrivere allora anche la morte di domani? Anche quella di oggi? È quasi peggio che avessero detto che il fatto non sussiste, almeno nel loro mondo al contrario. Diciamocelo anche noi, diamo tregua al cuore: non sono morti a migliaia, non è successo davvero. Magari posso inventarmi con la penna un mondo in cui i morti della Eternit tornano a casa stasera, perché in fondo non sono mica morti, sono solo stati prescritti.

E allora me li immagino quei vecchi operai, i nostri vecchi. A fare l’orto, a bere un bicchiere di barbera, a volantinare contro le multinazionali, fino all’ultimo respiro. Nel mondo dove si dà la vita vera. In quel mondo che forse sta solo nei nostri cuori o nei nostri sogni, in quel mondo che non è di questo mondo c’è giustizia, finalmente. Ma non si dà vita vera nella vita falsa e qui oggi tutto ha il sapore amaro della falsità, della beffa, della morte e dell’ingiustizia.

Per questo scrivo per non prescrivere, per non dimenticare, per non ucciderli d’ingiustizia. Non scrivo per contar frottole. Sono morti e non hanno giustizia. E con questo sapore amaro in bocca, bisogna ricominciare la lotta contro i mulini a vento. Contro l’ingiustizia, fino all’ultimo respiro.

Alberto Prunetti è uno scrittore italiano. È nato a Piombino nel 1973. Suo padre era saldatore e tubista. Ha collaborato con il manifesto e A-Rivista ed è redattore di Carmillaonline.

 

 

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