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Una bella notizia, finalmente, e ne sono debitore al nostro
inviato al Giglio, Chiarelli. Temevo che il plastico della
Concordia che da giorni bordeggia fra le poltrone di
«Porta a Porta» fosse un falso ispirato al modellino della
vasca da bagno di Cogne. Avevo letto che il plastico originale,
rigorosamente in scala, era stato collocato sull’isola,
nel centro operativo dei vigili del fuoco, per fornire informazioni
logistiche ai sommozzatori prima delle immersioni.
Possibile che privilegino l’opera di salvataggio alle esigenze
televisive? – mi ero chiesto con stupore. Infatti non
era possibile. Gli armatori hanno concesso il plastico della
Concordia a Vespa. Ai vigili del fuoco hanno rifilato quello
della nave gemella, la Serena. Tanto, si sono detti, per i
sommozzatori non cambia niente. Mentre cambia moltissimo
per la tv, poiché solo su uno dei due modellini campeggia
il nome sinonimo di audience: Concordia.
I sommozzatori, gente rude e all’antica, non l’hanno
presa benissimo. Pare siano ancora fissati con la teoria secondo
cui la realtà viene prima della finzione e salvare le
persone resta più importante che intervistarle in tv. Ma
sono rimasti gli unici a pensarla così: persino la Protezione
Civile non ha avuto nulla da obiettare sul fatto che a Vespa
spettasse lo ius primae navis. A proposito: il parroco di
Besana Brianza aveva raccontato ai fedeli che sarebbe andato
in ritiro spirituale per una settimana e invece sapete
dov’era? In crociera sulla Concordia. Quella nave tragicomica
che non può risollevarsi né affondare sta diventando
ogni giorno di più l’autobiografia della nazione.
Massimo Gramellini – La Stampa 27.gennaio.2012
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Eutanasia economica
di Robert Kurz
Nell’ideologia dell’economia politica, il denaro è uno strumento sofisticato volto a fornire, nel miglior modo, beni materiali e servizi alla società; ed è proprio per questo motivo che sarebbe irrilevante nel vero senso economico, in quanto si tratterebbe di un semplice velo sulla produzione effettiva e sulla distribuzione. Marx, tuttavia, ha mostrato che il denaro, in quanto auto-valorizzazione del capitale, è un fine in sé stesso, un feticcio, cui viene sottomessa la soddisfazione delle necessità concrete. I beni reali vengono prodotti solo se servono al fine della moltiplicazione del denaro, diversamente la produzione si blocca, anche se è tecnicamente possibile produrre e pur se tale produzione costituisce una necessità vitale. Ciò è particolarmente evidente in ambiti come le pensioni e la sanità, che non sono supportati, in sé, dalla valorizzazione del capitale, ma che richiedono di essere finanziati con i salari e utili. Su un piano puramente pratico, ci sono risorse sufficienti per fornire alla popolazione, cibo e cure mediche, per quanto ci sia una quota sempre più crescente di persone non attive dal punto di vista lavorativo. Ma, sotto i dettami del feticcio denaro, questa possibilità oggettiva diventa “non finanziabile”.
Il sistema pensionistico e l’assistenza sanitaria sono indirettamente subordinate ai dettami della valorizzazione astratta. A causa delle difficili condizioni di finanziamento, entrambi vengono “economificati”.
Questo significa che devono reggersi secondo criteri economici, per poter partecipare ai flussi finanziari. Così, una diagnosi medica si trasforma in una merce, che deve sottostare alla pressione della concorrenza. L’obiettivo non è la salute ed il benessere delle persone, ma la somministrazione di farmaci che garantiscano la produttività, da un lato, e la gestione della malattia, dall’altro. La persona ideale sul posto di lavoro, per le istituzioni esistenti, sarebbe un lottatore olimpico (per aumentare il prodotto nazionale), che allo stesso tempo dovrebbe anche essere un malato cronico (in modo da arricchire le casse del sistema sanitario) e che tiri volontariamente le cuoia, al momento di entrare nell’età di pensionamento (così da non essere un peso per il capitalismo).
È stata la stessa medicina che ha tracciato i piani per questo splendido calcolo. È diventata infatti così avanzata da far sì che sempre più persone vivano ben oltre l’età professionalmente attiva. E questo è un esempio significativo di come la concorrenza abbia forzato uno sviluppo delle forze produttive che non è più compatibile con la logica del capitale. La “forza muta delle circostanze”(Marx) provoca così una tendenza, volta ad ignorare in qualche modo le reali conquiste mediche. La produzione di una povertà artificiale serve ad avere un effetto preventivo. In Germania, l’aspettativa di vita di chi è peggio retribuito si è abbassata di 2 anni (da 77,5 anni fino a 75,5), dal 2001. Chi non guadagna abbastanza soldi anche per la sussistenza, avendo lavorato a tempo pieno col massimo di rendimento, arriva alla vecchiaia, esausto senza aver potuto esplorare le possibilità della medicina. Però, in aggiunta, l’assistenza medica stessa viene sempre più ridotta, secondo le capacità individuali di pagamento.
Come per gli ospedali greci che sono praticamente in bancarotta, dove le grandi imprese farmaceutiche hanno sospeso la fornitura di farmaci per il cancro, per l’AIDS e per l’epatite, ed è stata anche interrotta la fornitura di insulina. Questo non è un caso eccezionale, ma è l’immagine del futuro che ci aspetta. Almeno per i malati poveri e “superflui”, e per tutti quelli che non sono più utilizzabili dal punto di vista capitalistico. A loro, gli esperti, i tecnici, stanno rivolgendo la domanda che il re Federico di Prussia urlò ai suoi soldati mentre fuggivano dal campo di battaglia:
“Cani! volete vivere per sempre?”
- Robert Kurz – 9 Gennaio 2012 -
fonte: http://www.exit-online.org/
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Ha grattato il fondo delle sue provocazioni
seriali in rete, Beppe Grillo,
e non ha trovato di meglio da maciullare
che quella legge di minima civiltà
che – se arriverà – concederà la cittadinanza
ai figli degli immigrati nati nel nostro paese.
Ovvero l’unica cosa auspicabile fra tutte
quelle che il governo Monti ha promesso
di fare. «La cittadinanza a chi nasce in Italia,
anche se i genitori non ne dispongono,
è senza senso», scrive il tribuno del web,
scatenando una volta tanto le ire dei suoi
fan. Per Grillo preoccuparsi dei diritti dei
bambini nati da noi è un affare da «buonisti»,
un «delirio».
Certo, non ci vuole lui
per notare che c’è un po’
di aria viziata intorno a
un provvedimento oggi reclamato
da tutti, dal presidente Napolitano
al Papa ai vescovi, che ancora
ieri lo hanno ripetuto. Al Pd di
Bersani, che da tempo lo chiede e
da subito ha reclamato dal governo
Monti un provvedimento da
poter rivendicare di fronte ai propri
elettori. A Gianfranco Fini, sì
proprio lui, il firmatario mai pentito,
insieme a Umberto Bossi, della
pessima legge sull’immigrazione.
Ma Grillo si sente il più furbo di
tutti e quindi ci spiega il retroscena.
Lo ius soli, dice, non ha senso,
«o meglio, un senso lo ha. Distrarre
gli italiani dai problemi reali
per trasformarli in tifosi. Da una
parte i buonisti della sinistra senza
se e senza ma che lasciano agli
italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra
i leghisti e i movimenti xenofobi
che crescono nei consensi
per paura della liberalizzazione
delle nascite».
In realtà con queste uscite è il
comico genovese che vuole scatenare
atteggiamenti da curva su
una questione che gli italiani, in
buona maggioranza e a differenza
sua, stanno affrontando con
una qualche civiltà. E infatti la provocazione
fa esplodere la reazione
dei suoi stessi fan sul blog.
Evento non frequentissimo, la blogosfera
si ribella al suo animatore.
E si trovano spiazzati anche alcuni
consiglieri eletti del Movimento
5 Stelle, proprio loro che avevano
deciso fortunatamente di aderire
alle campagne per la cittadinanza
ai figli degli immigrati (ma
in quel movimento la democrazia
funziona così, la linea politica piove
dal blog del capo).
Persino i finiani gli danno del
«populista reazionario» (Filippo
Rossi, direttore del Futurista). E
del «qualunquista», come fa FabioGranata,
firmatario di una proposta
di legge proprio su questo
tema, insieme Andrea Sarubbi del
Pd. Granata prova anche a spiegare:
«La cittadinanza ai nuovi italiani
riguarda un milione di ragazzi
nati in Italia e culturalmente italiani,
figli di migranti, regolarmente
residenti in Italia e che contribuiscono
per oltre l’11 per cento al
Pil nazionale. Altro che manovra
per distogliere le masse dai proclami
grillini: è una questione di civiltà
». A Grillo interessa, o la civiltà è
un affare per «buonisti»?
Daniela Preziosi – Il Manifesto 25.gennaio.2012
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Se non sei laureato a 28 anni, sei uno sfigato. (Se non
lo sei neppure a 40, fondi la Lega Nord). La colorita scomunica
del Fuoricorso (parentesi esclusa) è scappata
di bocca al viceministro Michel Martone, suscitando entusiasmo
fra i «coloristi» dei giornali, in astinenza dai
tempi di Brunetta, e dispetto in qualche altro a causa di
una certa incompletezza. Il viceministro infatti si è dimenticato
di aggiungere che a 28 anni sei uno sfigato se
oltre a fingere di studiare non fai un tubo, a parte lamentarti.
Avrebbe dovuto dirlo – lui figlio di papà e
quindi privilegiato – per una forma di rispetto verso i
tanti studenti lavoratori che a 28 anni sono ancora chini
sui libri non per pigrizia, ma per mancanza di qualcuno
in grado di mantenerli all’università.
Se poi volessimo marchiare con la lettera scarlatta
della «sfigaggine» tutti coloro che intorno a questo problema
si comportano male senza provare vergogna, la lista
potrebbe utilmente cominciare da quegli imprenditori
e liberi professionisti che non assumono chi si è laureato
in perfetto orario, ma il figlio dell’amico degli amici
che magari si è laureato a 28 anni, in una sede oscura, pagandosi
gli esami. E continuare con quei professori universitari
che invece di pungolare i fuoricorso cercano in
ogni modo di scoraggiare i secchioni: sfruttandoli, umiliandoli
e facendoli sentire, loro sì, degli sfigati. Infine dovrebbe
comprendere chi, politici in testa, ha ridotto l’università
a un esamificio, la società a un gerontocomio e la
famiglia a un ricovero di sfigati in cerca d’autore.
Massimo Gramellini – La Stampa 25.gennaio.2012
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QUESTO PAESE: RAPPORTO EURISPES E LIBERALIZZAZIONI
27 gennaio 2012 di ulisse59
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