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WALTER 30 SETTEMBRE 1977

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LA VOCE DEL PADRONE

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EVOLUZIONE?

Disarticolo 18

di Alessandra Daniele di Carmillaonline

trilobitaIl nuovo contratto di lavoro a tutele crescenti seguirà criteri evoluzionistici. Appena assunto, il lavoratore avrà gli stessi diritti d’un protozoo unicellulare.
Dopo dieci anni acquisirà i diritti d’un celenterato.
Dopo vent’anni quelli d’un invertebrato senza esoscheletro.
Dopo trent’anni potrà accedere ai diritti d’un lamellibranco.
Dopo quarant’anni a quelli d’un trilobita.
A questo ritmo, con tre miliardi di anni d’anzianità lavorativa potrà aspirare a una pensione da scimpanzè.
“Il nostro paese ha bisogno di evolversi, e non c’è sistema migliore che adoperare gli stessi metodi dell’evoluzione – ha dichiarato Matteo Renzi – Riformeremo la specie. La palude del Brodo Primordiale non ci fermerà”.
Il precariato sarà sostituito dal predariato, un rapporto fra lavoratori e datori di lavoro identico a quello fra prede e predatori.
Chi farà ricorso contro un licenziamento discriminatorio non sarà reintegrato. Sarà disintegrato.
La composizione del nuovo Senato sarà basata su criteri proporzionali. La classe più rappresentata quindi sarà quella degli artropodi.
Il Senato non sarà più elettivo, e questo dimezzerà i costi del Parlamento.
Anche la Camera non sarà più elettiva, e questo azzererà i costi del Parlamento.
È in arrivo anche la Giustizia a tutele crescenti. I diritti degli indagati aumenteranno in proporzione ai reati commessi, e ai precedenti penali. I criminali recidivi saranno quindi i più tutelati, in quanto clienti fissi.
In caso di reati finanziari le tutele cresceranno anche in proporzione all’entità della somma sottratta.
Sull’ordine pubblico è invece previsto un giro di vite. Oltre all’arresto differito, durante le manifestazioni verrà introdotto l’arresto dissociato: sarà possibile arrestare qualcuno anche per i reati commessi da qualcun altro.
Qualsiasi forma di danneggiamento della proprietà (compresi cassonetti rovesciati e scritte sui muri) verrà considerata terrorismo, e perseguita come tale. Un drone bombarderà la casa del presunto responsabile, sterminando la sua famiglia. Accidentalmente.

COME LO VEDI IL FUTURO?

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Il talento di Oscar Fari­netti, patron di Eataly, è quello di far par­lare di sé. L’imprenditore con­si­de­rato vicino al pre­si­dente del Con­si­glio Mat­teo Renzi, ci è riu­scito un’altra volta quando ha assi­cu­rato che «l’articolo 18 va bene così com’è». Appa­ren­te­mente sem­bra avere preso le distanze dall’osmosi con Renzi e la mag­gio­ranza del Pd, impe­gnati nella cro­ciata anti-sindacale sulla norma più sim­bo­lica, e meno fre­quen­tata, del diritto del lavoro italiano.

Lo ha fatto per recu­pe­rare ter­reno sul piano sim­bo­lico per­ché il cla­mo­roso scio­pero di sabato 30 e dome­nica 31 ago­sto indetto dai lavo­ra­tori di Eataly Firenze insieme ai Cobas ha sgual­cito l’immagine «armo­nica» riven­di­cata dal mar­ke­ting azien­dale nel rap­porto con i lavo­ra­tori e soprat­tutto con i clienti. Il mes­sag­gio è chiaro: nei negozi Eataly nes­suno viene licen­ziato. Ma come in tutte le aziende che ricor­rono a pos­senti dosi di fles­si­bi­lità, anche a Eataly i con­tratti a ter­mine non ven­gono rin­no­vati. E i lavo­ra­tori restano senza impiego, pur non essendo uffi­cial­mente licen­ziati. Una realtà che non viene con­tem­plata nel dibat­tito che sta dila­niando il governo e la sua mag­gio­ranza in que­ste ore.

Leggi: Firenze, la natura sopra di me, Eataly den­tro di me

È quello che è acca­duto nella filiale di Firenze dove, il 4 set­tem­bre scorso, l’impresa ha rag­giunto un accordo con la Fil­cams Cgil. Cin­quanta dipen­denti dello store eno­ga­stro­no­mico hanno otte­nuto il con­tratto a tempo inde­ter­mi­nato, ad oggi riser­vata a soli 22, su un orga­nico di 97 lavo­ra­tori «com­pren­sivo dei diri­genti esclusi dai pro­cessi di snel­li­mento» sosten­gono i lavo­ra­tori. Sono rima­sti senza un impiego i con­tratti non rin­no­vati e chi ha pro­mosso lo scio­pero ad ago­sto. «Fin dall’apertura abbiamo denun­ciato il numero troppo alto di lavo­ra­tori som­mi­ni­strati rispetto all’applicazione con­trat­tuale — sostiene Mas­si­mi­liano Bian­chi, segre­ta­rio gene­rale Fil­cams Cgil Firenze — con quest’accordo ripor­tiamo la per­cen­tuale pre­vi­sta dal con­tratto nazio­nale all’8%, anche per evi­tare un uso mas­sic­cio di tale forma con­trat­tuale nell’apertura di altri punti vendita».

I lavo­ra­tori della filiale fio­ren­tina, una spina nel fianco di Eataly, non la pen­sano così. Per loro la sta­bi­liz­za­zione è un’interpretazione ridut­tiva del con­tratto nazio­nale, effet­tuata gra­zie all’accordo inter­con­fe­de­rale del 28 giu­gno 2011, con­te­sta­tis­simo dalla Fiom. Nell’accordo «non sono men­zio­nate nè le con­di­zioni di lavoro nè le richie­ste di rein­te­gro dei licen­ziati». «È quello che è acca­duto anche nella filiale di Bari dove, nono­stante il miglio­ra­mento com­ples­sivo, meno della metà dei con­tratti sono sta­bili, la mag­gio­ranza è com­po­sta da appren­di­sti, lavo­ra­tori a sca­denza e inte­ri­nali» sosten­gono i lavo­ra­tori fio­ren­tini che hanno rea­gito con intelligenza.

Sul sito «Clash City Wor­kers» hanno infatti pub­bli­cato un lungo e arti­co­lato docu­mento che ricorda la vec­chia «inchie­sta ope­raia». Qui hanno riba­dito le loro richie­ste: rias­sun­zione di chi è rima­sto escluso dal rin­novo, scio­pe­ranti inclusi; migliori con­di­zioni di lavoro e stop all’abuso dei con­tratti a ter­mine in tutte le filiali Eataly oltre i limiti del con­tratto nazio­nale. Se la Cgil ha chie­sto a Fari­netti l’apertura di un tavolo di trat­ta­tiva nazio­nale, per impe­dire l’abuso del pre­ca­riato e otte­nere final­mente l’agibilità sin­da­cale in azienda, loro invi­tano tutti i lavo­ra­tori di Eataly ad «alzare la testa». Vogliono creare un’«alleanza» per sta­bi­lire «un piano nazio­nale di sta­bi­liz­za­zioni reali e migliori con­di­zioni di lavoro». Senza la loro mobi­li­ta­zione, l’accordo sin­da­cale non sarebbe mai stato raggiunto.

La let­tura dell’inchiesta è inte­res­sante per­chè dimo­stra come l’articolo 18 venga aggi­rato in un’azienda che con­duce una «gestione a fisar­mo­nica» del per­so­nale. «L’obiettivo prin­ciale dell’organizzazione interna — si legge — è l’abbattimento del costo del lavoro». L’obiettivo è la cre­scita «più veloce pos­si­bile» dell’azienda che ha aperto nume­rose filiali all’estero e l’anno pros­simo pre­vede l’apertura del «Fico», il mega-parco tema­tico in stile «Disney­land» dedi­cato al cibo nel Cen­tro Agroa­li­men­tare di Bologna.

Leggi: Milano, lì dove c’era uno Sme­raldo, oggi c’è Eataly

Il «modello Fari­netti» viene rico­struito in maniera pun­ti­gliosa. La filiale di Firenze, inau­gu­rata dall’ex sin­daco Mat­teo Renzi il 17 dicem­bre 2013, con­tem­plava 131 lavo­ra­tori allora assunti tra­mite le agen­zie inte­ri­nali Ope­n­Job e Adecco. Anche a Firenze è stato tra­sfe­rito un gruppo di respon­sa­bili (uno per reparto) sele­zio­nati in altri punti ven­dita. Si è for­mato così un pic­colo nucleo di occu­pati «interni» con con­tratti a tempo deter­mi­nato per la durata di un anno. Poi sono stati assunti un gran numero di inte­ri­nali sele­zio­nati mese dopo mese. Per godere di un’estrema fles­si­bi­lità nella gestione della forza-lavoro, «Eataly ha spac­ciato le sue nuove aper­ture per delle start-up, nono­stante il suo caso non rien­trasse nella fat­ti­spe­cie giu­ri­dica — sosten­gono i lavo­ra­tori — Con­si­de­rando il fatto che un’azienda come Eataly, che attual­mente fat­tura 400 milioni di euro l’anno e che vive ormai dal 2007, è dif­fi­cil­mente con­si­de­ra­bile una start-up».

Tra dicem­bre 2013 e l’estate 2014 i con­tratti sono stati rin­no­vati in base a una «dif­fe­ren­zia­zione stu­pe­fa­cente» pur trat­tan­dosi di lavori dello stesso tipo e svolti negli stessi reparti: inte­ri­nali, appren­di­stato, a tempo deter­mi­nato e anche inde­ter­mi­nati. L’orario variava da 20 a 40 ore set­ti­ma­nali o a for­fait. «È una gestione del lavoro asim­me­trica: rigida nel richie­dere doveri ai dipen­denti, molto poco for­male nel rispet­tarne i diritti — scri­vono i lavo­ra­tori — Eataly ha sfrut­tato l’immagine di un’azienda che garan­ti­sce il lavoro ai gio­vani, rica­van­done van­taggi eco­no­mici per poi ridurre i livelli del per­so­nale, ina­sprendo le con­di­zioni lavo­ra­tive. Un po’ quello che, su scala nazio­nale, si appre­sta a ripro­durre il governo Renzi con il Jobs Act».

Scritto da Roberto Ciccarelli, il manifesto | 27 Settembre 2014   

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