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”Il mio ottimismo si fonda sulla certezza che questa civiltà crollerà.
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Le parole che voi buttate vuoto a perdere ai bordi delle strade le parole come poveri stracci consumate rotte calpestate le parole che avete consumato e poi buttato le parole che a voi non servono, grazie, io voglio raccoglierle e pronunciarle, le parole come caldo e come freddo e come tu e come io e come tutto il mio malinteso amore le parole che a me servono, grazie, e ancora a pronunciarle mi salvano. (Walter Cremonte)-
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A CHE PUNTO E’ RIDOTTA LA SCUOLA PUBBLICA (SECONDA PARTE)
4 aprile 2011 di ulisse59
Vedi anche “A che punto è ridotta la scuola pubblica“
Gli effetti della riforma Gelmini. Meno ore e più studenti per classe, non c’è più tempo per le verifiche orali. I danni inferti ad una generazione
Non so come fare. Ho
Ogni famiglia, anche. Chi percepisce
meno ore, non riesco
a sentirli più. Ormai
per il voto orale devo
fare dei compiti scritti.
L’anno scorso ne avevo 22,
quest’anno 28. L’anno scorso avevo
quattro ore di latino, quest’anno
tre. Ma sono preoccupato: ogni
volta che li chiamo sono sorpresi,
non riescono ad esprimersi. È colpa
mia? Non lo so, i miei colleghi
mi raccontano le stesse cose». Uno
sfogo, uno dei tanti. Della riforma
Gelmini nelle superiori si è parlato
in teoria. I conti con la realtà si cominciano
a fare, ora, nelle scuole:
sono devastanti. La generazione
del monosillabo delle parole mozze,
delle sigle per darsi affetto, così
come si vanno forgiando invasi da
facebook, a scuola trasferisce per
intero l’incertezza lessicale. E non
c’è tempo per rimediare.
Il pittoresco Lorenzo creato da
Corrado Guzzanti – che non riusciva
nemmeno ad arrivarci al monosillabo,
ma un rumore contorto usciva
dalla sua voce per comunicare- è stato
ampiamente superato, anche se
la figura resta profetica visto che la
parodia vide la luce ben prima
dell’esplosione dei social forum. Nei
licei la riduzione oraria è solo nelle
prime classi. Negli altri istituti superiori
è a regime in tutte e cinque le
classi.
Fece storia e svelò un problema
fino ad allora rimosso, la dislessia, il
libro «Mio figlio non sa leggere» di
Ugo Pirro. I figli oggi faticano a parlare.
La riforma è l’ultimo colpo agli
adolescenti «senza parole». Stretti
traprogrammi e scadenze i professori
non ce la fanno. E vai con scritti
all’americana, con risposte a scelta
multipla. Storia, scienze, matematica,
inglese.
L’interrogazione alla lavagna
è l’eccezione, il sacro terrore, l’evento
rimosso da professori e studenti.
Non c’è tempo. Quando poi gli insegnanti
di lingue non scoprono che le
parole non dette, sono parole sconosciute
in italiano, figuriamoci in
inglese o francese. Così avviene
non di rado che si entra nella terra
di nessuno quando si usano terminicome
rada, penuria, rurale, concernere,
circoscrivere. Di recente
denuclearizzare… Ogni prof ha la
sua esperienza da raccontare.
il danno di qualità di un’istruzione
così ridotta cerca di tamponare
con le ripetizioni private.
Nonfiniscequi, però. L’esperienza
del preside reggente (un preside
che si occupa didue scuole spesso
diverse, un tecnico o un professionale,
uno scientifico e un industriale)
sta dequalificando la scuola.
Il problema era noto, ma il governo
non lo ha affrontato. Gelmini
fa sapere che il concorso per
nuovi presidi si farà. Ma dall’indizione
al suocompimento passeranno
almeno due anni. Nel frattempo
le scuole perdono credibilità.
Un capo d’istituto diviso in due è
come un comandante che tura le
falle mentre la nave affonda. Così
alcune scuole hanno visto drastiche
contrazioni di iscrizioni. I genitori
osservano e decidono: se in un
liceo si esce prima, si entra dopo
perché i supplenti non possono essere
chiamati a sostituire i prof
mancanti le famiglie vanno via da
quella scuola. Si capovolge la causa
con l’effetto. Il ministero ha lasciato
le scuole senza soldi per questo
come per molte altre cose: chi
ha potuto ha alzato il contributo
volontario. Chi può, perché in moltissimi
contesti già marginali socialmente
le famiglie il contributo
(non obbligatorio per nessuno in
linea di principio) non lo possono
pagare.
Così la scuola pubblica va a rotoli,
lentamente ma inesorabilmente.
E il danno che supera tutti gli
altri è la perdita di senso. Il messaggio
complessivo con le opportunità
di emergere ridotte all’osso cancella
l’«utilità» del farsi un’istruzione,
come si diceva una volta. Nelle
case non si parla più di futuro. E
allora anche i ragazzi si chiedono
sempre più spesso, studiare a che
serve?
FABIO LUPPINO – L’Unità 4.aprile.2011
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Pubblicato in Commenti ed Editoriali, DEGRADO, ITALIA ?!?, scuola | Lascia un commento
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