Sulla Tav i mafiosi non sono valsusini
Il procuratore della Repubblica di
Torino Giancarlo Caselli ha rilasciato
un’intervista a Giovanni Bianconi
del Corriere della sera, affermando di
aver dovuto rinunciare alle presentazioni
del suo libro. «Sono preso di mira sistematicamente,
vogliono impedirmi
di parlare e questo non è degno di un
paese civile». La contestazione «sistematica» sarebbe paragonabile al peggio
del peggio: in veloce sequenza, «fatte le
debite proporzioni questi episodi mi ricordano
i familiari dei camorristi che
circondano le auto delle forze dell’ordine
per impedire gli arresti di loro congiunti».
E anche: «C’è una curiosa assonanza
tra le aggressioni nei
miei confronti e quel che mi è
toccato sentire in quasi vent’anni di berlusconismo
a proposito di giustizia e di
controllo della legalità». E infine, ciliegina
sulla torta: «Sostenere che la nostra
inchiesta criminalizza il movimento è
come dire che chi persegue uno stupro
criminalizza il sesso: la protesta e la violenza
sono due cose diverse, esattamente
come il sesso e lo stupro».
Un vero e proprio assalto alla giustizia
quello descritto da Caselli al costernato
Bianconi; e «Assalto alla giustizia»
è, per stupefacente coincidenza, proprio
il titolo scelto per il libro dell’alto
magistrato dall’editore Melampo. Melampo,
molti lo ricordano, è il nome del
povero cane, corrotto dalle faine, che Pinocchio
sostituisce nel pollaio.
Oltre che un’obiettiva propaganda all’americana
del libro pubblicato da Melampo,
la polemica attuale ha anche l’effetto
di distorcere l’attenzione dalla realtà
in discussione in Valsusa.
Sabato, in Valle vi sarà una grande manifestazione.
Potrebbe essere un’occasione
per il grande pubblico di saperne
di più e invece l’attenzione sarà tutta
per «il clima d’odio», per «Caselli e i no
Tav» che «vogliono zittirmi»; e quelli che
precedono sono i tre concetti offerti dal
Corriere ai lettori, nel titolo all’intervista.
Noi ci auguriamo che Caselli possa
presentare il suo libro in tutta libertà; anzi
gli offriamo la nostra disordinata sede
romana perché possa farlo tranquillamente
una volta di più. Prendiamo l’impegno,
per quell’occasione, di leggere il
suo «Assalto» per discuterlo in modo
competente. Noi vorremmo che in cambio
Caselli entrasse un po’ nel merito
del movimento No Tav. Non è sufficiente
che affermi «di non avere niente contro
la Val di Susa, niente contro il movimento
No Tav, proprio niente contro il
dissenso…» (testo di pubblicità online
di Melampo); e ci mancherebbe anche
che non fosse così…
Noi vorremmo che anche Caselli leggesse
qualcosa: il testo di un documento
inviato al Presidente Mario Monti.
Il presidente ha ricevuto nei giorni
scorsi uno scritto sulla verità e sulle bugie
relative al Tav. Lo firmavano quattro
esperti di alto livello, Marco Ponti, Ivan
Cicconi, Sergio Ulgiati e Luca Mercalli e
lo controfirmavano centinaia di intellettuali
di grande fama; o meglio di persone
di ogni parte d’Italia, della società civile,
convinte che democrazia e giustizia
siano indivisibili e che il cortile della Val
di Susa riguarda tutti. Lo si può leggere
nei siti online della Valsusa e in www.sbilanciamoci.info. E’ una lettura sufficiente
perché Caselli, il procuratore di Torino,
consideri non tanto se non ci sia materia
per dare inizio a un’azione penale
contro chicchessia, del tipo che sta a
cuore ad altra stampa, non a noi; quanto
piuttosto se non valga la pena di utilizzare
un’informazione altra per saperne
effettivamente di più sui «Poteri forti».
Quelli con cui Caselli assicura di non
avere niente a che fare.
Guglielmo Ragozzino – Il Manifesto 22.febbraio.2012









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