
Pasquino, una delle statue “parlanti”, è un gruppo statuario mutilo rappresentante Menelao che sorregge il corpo inerte di Patroclo, copia da un originale bronzeo noto in varie repliche (copia completa a Firenze nella Loggia dei Lanzi), forse attribuibile allo scultore pergameno Antigonos (240-230 a.C.), già identificato in passato come Ercole in lotta con i Centauri o come Aiace con il corpo di Achille. Il gruppo che presubilmente faceva parte della decorazione scultorea dello Stadio di Domiziano, fu rinvenuto in piazza Navona presso l’angolo con via della Cuccagna durante i lavori di pavimentazione della zona e collocato nel 1501 dal Card. Oliviero Carafa nell’antica piazza di Parione, che poi prese il nome dal Pasquino, all’angolo di Palazzo Orsini, poi Braschi. Varie sono le ipotesi relative al nome Mastro Pasquino identificato vuoi con un oste o un barbiere o un sarto o un maestro di scuola della zona. Giudicata opera di grande pregio fu ammirata da Michelangelo e più tardi dal Bernini che da essa trasse ispirazione per le sue sculture quali il Moro e l’Abacuc. In occasione della festa di S. Marco (25 aprile) la statua veniva abbigliata come una divinità (Venere o Giano o Apollo) e su di essa venivano affissi epigrammi nel corso di certami accademici che si tenevano nella piazza. il piedistallo della statua fu da sempre usato per affigere cartelli dove il popolo esprimeva in versi o in prosa il proprio malcontento (le pasquinate).








BAH111 MISTERIA CREDIMUS DEO REVELANTI NON TEOLOGO OPINANTI ed è tutto quello che voglio dire.
POESIOLA IN ONORE DEL SINDACO ALEMANNO,
DETTO ANCHE IL GRANDE SPALATORE
anvedi ‘n po’ sto ommo spudorato
che come je ha ‘nzegnato er Berluscone
quanno sbaja vo’ffà a revoluzzione
dicenno che so’ l’antri a avè sbajato
e ‘nvece de fa’ er zinneco e provede
a fa spalà la neve fa ‘n macello
che ali sproveduti vo’ ffa crede
d’esse er più bravo, d’esse er più bbello.
e sse fa vede co la pala ‘n mano
comme si ‘a pulisse lui ‘a cità
sai che tte dico? per me te poi annà
a fatte mette ‘a pala dentro l’ano.
Pasquin de Trieste
(scuseme el romanesco macheronico, ma mi son triestin)