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SUDDITI

pasquino.jpgForse chi vive a Roma è protagonista

inconsapevole di un esperimento collettivo.

Pensavamo di poter parlare dei grandi temi

dello sviluppo di una moderna metropoli

europea, ci ritroviamo a festeggiare lo

svuotamento di un cassonetto sovraccarico di

spazzatura maleodorante rimasta a marcire

sotto il sole estivo. Speravamo di discutere le

linee guida degli investimenti pluriennali

nella cultura, nella scuola, nella

valorizzazione del patrimonio artistico o nella

difusione delle tecnologie, siamo costretti a

fare lo slalom tra le voragini di strade sfasciate

e abbandonate. Avremmo voluto una

stagione di sperimentazione di nuove forme

di partecipazione, di confronti popolari e

appassionati sulla crescita urbanistica, le

dinamiche abitative, l’edilizia sociale, le

politiche di accoglienza, il recupero delle

sacche di emarginazione, il rapporto con il

territorio, l’evoluzione della mobilità con un

occhio al suo impatto sui ritmi di vita, ci

ritroviamo rinchiusi in mezzi di trasporto

malandati, surriscaldati e stracolmi, a inveire

contro chi inveisce contro i rom o i migranti.

Può darsi che sia un trucco per poi farci

apprezzare gli eventuali piccoli

miglioramenti, però non è divertente. Quello

che succede oggi a Roma è una questione

nazionale, riguarda una classe politica che nel

suo complesso e con poche eccezioni ha

smesso da tempo di parlare ai cittadini e si

rivolge solo a se stessa, con l’unico obiettivo

di conquistare o mantenere il potere, usando

l’interpretazione degli umori popolari come

una clava per farsi la guerra. Dei cittadini non

gliene importa nulla, anzi probabilmente li

disprezza. Sono trattati come sudditi, e la

deinizione del dizionario calza bene: un

suddito è un “soggetto che si trova in una

condizione di dipendenza dalla sovranità

dello stato” oppure “chi è sottoposto alla

sovranità dello stato pur non essendone

membro e ne subisce i doveri senza godere

dei diritti propri del cittadino”. C’è da sperare

che i sudditi decidano di ribellarsi, per

diventare – o tornare – cittadini e riscattare la

politica.

Giovanni de Mauro – L’Internazionale n.1170

QUESTO TEMPO

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immigrati_jpgDagli immigrati 8 miliardi all’Inps

I contributi versati ogni anno

In Italia gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi. Sono le cifre fornite dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha riferito come in molti casi i contributi non si traducono in pensioni.

«Abbiamo calcolato — aggiunge Boeri — che sin qui gli immigrati ci hanno “regalato” circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state erogate delle pensioni.

E ogni anno questi contributi a fondo perduto degli immigrati valgono circa 300 milioni. La mobilità del lavoro «favorisce anche la crescita soprattutto nei Paesi che ricevono gli immigrati».

 

Caserma Diaz, l’agente che mentì punito con 47 euro

La commissione di disciplina della Polizia gli ha «inflitto» appena un giorno di sospensione dello stipendio

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Dopo l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova nel 2001 — notte di violenza e pestaggi definita «macelleria messicana » dal vicequestore Michelangelo Fournier — l’agente Massino Nucera dichiarò di essere stato accoltellato da un no-global e mostrò il suo giubbotto lacerato. Non era vero.

Come scrivono le sentenze passate in giudicato Nucera aveva «accusato di tentato omicidio una persona non identificata sapendola innocente », e si era procurato da solo o con l’aiuto di un altro agente i maldestri tagli sul giubbotto. Per questo è stato condannato per falso a tre anni e quatto mesi ma la prescrizione si è portata via tutto.

Dopo la sentenza di Cassazione del 2012 l’organo disciplinare della polizia ha valutato la sanzione da comminare a Nucera ed è arrivata la decisione: l’aver dichiarato il falso al fine di «giustificare la violenza » contro persone indifese e aver falsamente dichiarato che ci fu alla scuola Diaz «resistenza armata» vale per Nucera un mese di sospensione dallo stipendio. Invece no. Dopo questa decisione è intervenuto nel 2014 il capo della Polizia che ha riconsiderato la sanzione: basta un giorno di sospensione, a conti fatti 47 euro. Questo considerando «l’ottimo stato di servizio», i premi ricevuti e le «capacità dimostrate».

Nel frattempo Nucera è finito imputato e condannato, quindi ancora una volta prescritto nel 2010, in un altro processo per falsa testimonianza.

Alla fine di una partita di basket Teramo-Roseto infatti tre poliziotti picchiarono selvaggiamente «senza alcuna valida giustificazione» (così recita la sentenza) un tifoso del Teramo: tutti condannati, compreso Nucera che testimoniò che il tifoso si era fatto male «prima», durante una rissa mai avvenuta. Condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, prescritto in appello.

Il caso riapre gli interrogativi sollevati dalle violenze durante il G8 anche nella caserma di Bolzaneto: della mancanza nel nostro codice del reato di tortura si parlerà a Genova a Palazzo Ducale venerdì 15 con il magistrato Enrico Zucca, giuristi e giornalisti.

Erika Dellacasa – Il Corriere della Sera 8.luglio.2016

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OCCIDENTE

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“Fuoco turco sui migranti: 8 morti, 4 bambini”