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Il tentativo bizzarro di potermi incriminare per … l’accusa di tradimento, presumibilmente per aver cospirato per spingere la Grecia fuori dalla zona euro, riflette qualcosa di molto più ampio.

Essa riflette uno sforzo determinato a delegittimare la nostra lunga trattativa di cinque mesi (dal 25 Gennaio al 5 Luglio 2015), con una troika esasperata, nella quale abbiamo avuto l’ardire di contestare la saggezza e l’efficacia del suo programma fallito per la Grecia.

Lo scopo dei miei sedicenti persecutori è quello di caratterizzare provocatoriamente la nostra posizione negoziale come un’aberrazione, un errore o, ancora meglio dal punto di vista dell’establishment oligarchico troika-friendly della Grecia, come un ‘crimine’ contro l’interesse nazionale della Grecia.

Il mio vile ‘crimine’ è stato che, esprimendo la volontà collettiva del nostro governo, io ho personificato le seguenti colpe:

  • Ho affrontato i leader dell’Eurogruppo da pari a pari,  come un membro di pari dignità che può dire ‘NO’ e presentare potenti ragioni analitiche per respingere l’illogicità catastrofica di concedere enormi prestiti ad uno stato insolvente in condizioni di un’autodistruttiva austerità;
  • Ho dimostrato che si può essere un europeista impegnato, sforzarsi di mantenere la propria nazione nella zona euro, e, allo stesso tempo, rifiutare le politiche dell’eurogruppo che danno all’Europa la possibilità di decostruire l’euro e, soprattutto, intrappolare un paese nella spirale del debito determinata dall’austerity;
  • Ho pianificato misure d’emergenza  per  quello che i principali colleghi dell’Eurogruppo, e gli alti funzionari della troika, minacciavano durate le discussioni  faccia a faccia;
  • Ho svelato come i precedenti governi greci hanno trasformato gli uffici governativi più importanti, come il Segretariato generale delle Entrate Pubbliche e l’Ufficio statistico greco, in dipartimenti efficacemente controllati dalla troika per essere costretti al servizio di indebolire e scalzare il governo eletto.

E’ ampiamente chiaro che il governo greco ha il dovere di recuperare la sovranità nazionale e democratica su tutti gli uffici amministrativi dello Stato, ed in particolare quelli del ministero delle Finanze. In caso contrario, continuerà a perdere gli strumenti di policy making che gli elettori si aspettano si utilizzino per la realizzazione del mandato da loro conferito al governo eletto.

Nei miei sforzi ministeriali, il mio team ed io abbiamo escogitato metodi innovativi per lo sviluppo di strumenti del ministero delle Finanze per affrontare in modo efficace la crisi di liquidità indotta e causata dalla troika, recuperando poteri esecutivi usurpati dalla troika con il consenso dei governi precedenti.

Invece di incriminare e perseguitare coloro che, fino ad oggi, hanno interpretato la funzione all’interno del settore pubblico come servitori e luogotenenti della troika (mentre ricevevano i loro sostanziosi stipendi grazie alla pazienza dei contribuenti greci), i politici e i partiti che l’elettorato ha già condannato per i loro sforzi di trasformare la Grecia in un protettorato sono ora quelli che mi perseguitano, aiutati e spalleggiati dai media degli oligarchi.

Indosso le loro accuse come medaglie d’onore.

La fiera e onesta negoziazione che il governo di SYRIZA ha condotto fin dal primo giorno in cui siamo stati eletti ha già cambiato in meglio i dibattiti pubblici europei. La discussione sul deficit democratico che affligge l’Eurozona è ormai inarrestabile.

Ahimè, le cheerleaders interne della troika non sembrano in grado di sopportare questo successo storico. I loro sforzi per criminalizzarlo si infrangeranno sugli stessi scogli che hanno distrutto la loro sfacciata campagna di propaganda contro il ‘No’ nel voto al referendum del 5 luglio: la grande maggioranza del popolo greco senza paura.

traduzione a cura di Esseresinistra dal blog di Varoufakis Treason charges: What lurks behind the bizarre allegations

sanità

fc51bc4de8e5441917a5c7b5a1338c96_LNON CONTATE SUL NOSTRO SILENZIO MA SOLO SULLA NOSTRA RABBIA!
Lo scorso marzo la corte di appello di Firenze ha emesso una sentenza che, assolvendo sei stupratori (Lorenzo Lepori, Riccardo Mechi, Leonardo Nazzereno Victorion, Niccolò De Angelis, Francesco Michelotti, Lorenzo Riccò), ha invece messo sotto accusa la vita
della donna che ha subito violenza. Questa sentenza, che criminalizza la sessualità femminile, fa parte di una lunga serie di sentenze giudiziarie che incolpano le donne in quanto “consenzienti” o “provocatrici”. Così vengono rispecchiati i valori della società
in cui siamo costretti a vivere, dove tutto è mercificato e la donna è concepita unicamente come “oggetto del desiderio”, dove lo stupro non è che uno dei mezzi con cui annientare la volontà delle donne e appropriarsi dei loro corpi, della loro sessualità
e della loro libertà di movimento. L’uso strumentale che la politica fa di questo tipo di violenza – unicamente a fini razzisti, repressivi, e di controllo sociale – con i pacchetti sicurezza, la militarizzazione dei territori e compagnia brutta, bandisce
l’aggregazione sul territorio e produce un humus reazionario, individualista e fascista che nei confronti delle donne e di tutta la comunità si esprime in termini di maschilismo e violenza. Dopo una sentenza come questa e il modo in cui è stata motivata non
possiamo che ribadire che non è questa la sicurezza che vogliamo e soprattutto che non sono e non saranno le aule dei tribunali a renderci giustizia: questa la si puó ottenere solo sancendo una verità collettiva, rispondendo con la solidarietà, l’aggregazione
e l’informazione. Tutta la nostra solidarietà va alla ragazza, la cui lettera mettiamo in allegato, che ci insegna il significato dello slogan: Non contate sul nostro silenzio, ma solo sulla nostra rabbia!

Per questo rilanciamo l’appuntamento di martedí alle ore 21.00 la libertà è la nostra “fortezza” per la manifestazione che partirà proprio dalla Fortezza da Basso.

Centro Popolare Autogestito Firenze Sud

QUOTE MIGRANTI

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SIAMO GLI INNUMEREVOLI

Siamo gli innumerevoli – raddoppia ogni casella di scacchiera – lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra; non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l’insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.

Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: Non vi sbarazzerete di me. Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno.


Erri De Luca

VISI OCCHI SORRISI

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Tutto cominciò con Tangentopoli, quando “la politica” venne travolta, la “fiducia degli italiani” venne fatta riversare sulla magistratura e la legge (due prodotti derivati, non due fondamenti) e infine la società civile pretese di “scendere” in politica.

il primo pensiero davanti a una notizia come sempre al limite tra i terrificante e l’idiota.

Un tale – Fabrizio Florestano, coordinatore comunale di Fratelli d’Italia a Ferrara – usa come tutti facebook per dire quel che penserebbe se ne avesse la possibilità: “Certo, io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano”. Parla della “soluzione finale” per gli immigrati e spaventa anche i suoi capi nazionali (Meloni, La Russa, ecc, ex fascisti urlatori da talk show che molto hanno lavorato per produrre lobotomizzazione di massa), che lo sospendono dal partito.

Mr. Florestano, al contrario di quel che avviene di solito, non si scusa, non cancella, non si mostra fintamente pentito. Cerca al massimo di minimizzare: ha spiegato di non capire come “una battuta pubblicata come risposta su Facebook al post di un mio amico potesse avere tutto questo risalto e che per quelle parole potessi essere sputtanato su tutti i giornali. Era una battuta e come tale deve essere intesa. Qualcuno a sinistra ha deciso di strumentalizzarla per motivi politici senza considerare che la sua parte politica fa battute pesanti piene di odio e violenza nei confronti dei militanti di destra”.
Seguono interviste ai quotidiani locali, inimmaginabili fesserie sui migranti “che ricevono ogni assistenza mentre gli italiani perdono la casa, non arrivano a fine mese e dormono nelle auto”, vaniloqui vari.

Che c’entra Tangentopoli e la “società civile”, dite voi? Beh, diciamo che la classe politica precedente, figlia della guerra mondiale e del necessario compromesso – in Italia – tra l’appartenenza all’area Nato e la presenza di un terzo del popolo che di identificava nel comunismo (senza infilarci in lunghe discussioni sulla vera natura del Pci), aveva dovuto sviluppare un codice linguistico e morale, un immaginario popolato di cose ammissibili e altre vietate. Non che non passassero nella testa della “gente” (pardon, della “società civile”) le stesse idiozie fasciste che più sopra abbiamo registrato. Ma non si potevano dire o scrivere in pubblico, non ci poteva fare campagna elettorale (non si veniva ospitati nei talk show d’allora, comunque si chiamassero).

Al contrario oggi chiunque si sente in dovere di spararla – letteralmente, secondo mr. Florestano – più grossa di quel che ha sentito. Un po’ come le vecchie comari al mercato, che una racconta uno sguardo ammiccante a una ragazza e nel passaparola quello sguardo diventa un’orgia. Salvini si diverte con le ruspe? E io gli faccio concorrenza usando direttamente il fucile… Tra una settimana qualcuno rispolvererà le camere a gas per “farne fuori mille alla volta”.

I talk show sono tutti uguali, di una noia mortale. Per tenere su l’audience hanno bisogno di urlatori e parole forti, di frasi choc, semplici da mandare a memoria. La soglia del permesso si abbassa continuamente. Ma invece di produrre più libertà fa crescere mentalità dittatoriali o, per i più corti di pensiero, da serial killer (“io ne prendo 100 alla volta: tempo di sparare per farli cadere in una buca e me ne date altri 100. In una giornata ne faccio fuori quanti ne sbarcano”).

Avete voluto che ognuno potesse “dire la sua”? Eccoveli…

Redazione Contropiano

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