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Archive for the ‘Mafie Camorre e Politiche’ Category

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pasquino.jpgForse chi vive a Roma è protagonista

inconsapevole di un esperimento collettivo.

Pensavamo di poter parlare dei grandi temi

dello sviluppo di una moderna metropoli

europea, ci ritroviamo a festeggiare lo

svuotamento di un cassonetto sovraccarico di

spazzatura maleodorante rimasta a marcire

sotto il sole estivo. Speravamo di discutere le

linee guida degli investimenti pluriennali

nella cultura, nella scuola, nella

valorizzazione del patrimonio artistico o nella

difusione delle tecnologie, siamo costretti a

fare lo slalom tra le voragini di strade sfasciate

e abbandonate. Avremmo voluto una

stagione di sperimentazione di nuove forme

di partecipazione, di confronti popolari e

appassionati sulla crescita urbanistica, le

dinamiche abitative, l’edilizia sociale, le

politiche di accoglienza, il recupero delle

sacche di emarginazione, il rapporto con il

territorio, l’evoluzione della mobilità con un

occhio al suo impatto sui ritmi di vita, ci

ritroviamo rinchiusi in mezzi di trasporto

malandati, surriscaldati e stracolmi, a inveire

contro chi inveisce contro i rom o i migranti.

Può darsi che sia un trucco per poi farci

apprezzare gli eventuali piccoli

miglioramenti, però non è divertente. Quello

che succede oggi a Roma è una questione

nazionale, riguarda una classe politica che nel

suo complesso e con poche eccezioni ha

smesso da tempo di parlare ai cittadini e si

rivolge solo a se stessa, con l’unico obiettivo

di conquistare o mantenere il potere, usando

l’interpretazione degli umori popolari come

una clava per farsi la guerra. Dei cittadini non

gliene importa nulla, anzi probabilmente li

disprezza. Sono trattati come sudditi, e la

deinizione del dizionario calza bene: un

suddito è un “soggetto che si trova in una

condizione di dipendenza dalla sovranità

dello stato” oppure “chi è sottoposto alla

sovranità dello stato pur non essendone

membro e ne subisce i doveri senza godere

dei diritti propri del cittadino”. C’è da sperare

che i sudditi decidano di ribellarsi, per

diventare – o tornare – cittadini e riscattare la

politica.

Giovanni de Mauro – L’Internazionale n.1170

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